mercoledì 16 marzo 2011

Nucleare? Perché creare altri problemi? Iniziamo a risolvere quello della munnezza!

Dopo le polemiche, annose quanto inutili, in quanto affrontate nell'ottica tifoseria-contro-tifoseria, forse viene il dubbio che (magari) sarebbe il caso di considerare prioritaria la risoluzione di problematiche presenti da tempo sul territorio e che rischiano di esplodere a breve.

Il primo che mi trovo sotto gli occhi è un caso esemplificativo della mentalità italiana (o dovrei dire italiota?):
la discarica romana di Malagrotta. Questa rappresenta la punta dell'iceberg della fallimentare gestione dei rifiuti capitolina, partita dal '98 e giunta fino a oggi, attraversando amministrazioni e commissariamenti negli anni.

Il disastro è bipartisan, come spesso avviene in Italia, la cui classe politica di rado gestisce la cosa pubblica, infatti da un articolo apparso su La Stampa del 05 gennaio 2011 si legge che: "Si dice spesso che se l’avvocato Manlio Cerroni, 86 anni, titolare del capitale sociale della discarica, decidesse domattina di chiudere i cancelli di Malagrotta, in una settimana Roma surclasserebbe Napoli. Non succederà. Nel 2007, il comune ha versato a Cerroni 72 euro per ogni tonnellata di rifiuti entrata in discarica. Lui dice che è un prezzo di favore perché ama la capitale. Vero, però il mercato è tutto suo. Dai rifiuti ricava metano. Con i contributi statali ha costruito un impianto con cui produce energia elettrica, e la rivende. Il radicale Massimiliano Iervolino, che segue da anni la vicenda, parla di un «disastro bipartisan»: al Comune e alla Regione si sono alternati sindaci e governatori di destra e soprattutto di sinistra, ma la discarica continua a funzionare per mancanza di un piano alternativo e a prescindere dal colore di chi comanda. Nel 1999, venne nominato un commissario straordinario dotato di un subcommissario, di tre vicecommissari e di una commissione scientifica perché nel giro di un anno studiasse un piano per uscire dall’emergenza dei rifiuti e condurre Roma a differenziare, entro il 2003, il 35 per cento dei rifiuti prodotti. La spesa è stata di 64 milioni di euro. Il commissario, anziché un anno, ce ne ha messi nove. Ma il suo piano è inapplicato. Nel 2002, Walter Veltroni compose un gruppo di otto saggi perché individuasse il modo di differenziare il 45 per cento dei rifiuti. Il loro lavoro non è mai stato diffuso né preso in considerazione. Oggi, come accennato, Roma differenzia il 20 per cento dei rifiuti. È un dato basso anche perché il vetro, la plastica e i metalli si raccolgono in un unico cassonetto e, quando vengono pressati, il vetro rovina la plastica e la plastica rovina il vetro e si riesce a riciclare solo il metallo. Ora l’assessore Pietro Di Paolo della giunta Polverini indica nel 60% di differenziata l’obiettivo del 2011 e nel 65% quello del 2012, ma a Iervolino ha già spiegato l’ovvio: il traguardo è irraggiungibile."

Il problema è grave: la discarica è oramai strapiena. Ne dà conto un articolo di oggi apparso sul Fatto:
la discarica più grande d'Europa, triste primato ahimé, è indispensabile, scrive Trocchia, "senza la mega discarica di Malagrotta, il Lazio e in particolare Roma sarebbero nelle stesse condizioni della Campania.
Corsi e ricorsi storici, come in Campania, così nel Lazio, i super-commissari non risolvono nulla, però alcuni di loro danno adito a pensare che si arricchiscano, e facciano arricchire il privato, con la gestione dell'emergenza
C'è solo un unico, piccolissimo, quasi impercettibile problema: Malagrotta è fuori legge!
Infatti risulta "illegale secondo le leggi europee, illegale secondo gli standard sanitari, la discarica continua a funzionare grazie alla proroga delle proroghe. Nel 1999, l’Unione stabilì che le discariche ospitassero solamente i rifiuti non riciclabili. L’Italia fece sua la norma nel 2003 e la applicò nel 2005. A Malagrotta finisce l’80 per cento dei rifiuti di Roma (più quelli del Vaticano, di Fiumicino e di Ciampino) e si tratta di rifiuti di ogni genere. (fonte La Stampa) "

Che fa il sindaco rimpastone AleDanno? 

E la "governatrice-che-non-governa" Polverini? 

Litigano e si scornano. Infatti, la giunta regionale ha bocciato (leggete le motivazioni anche qui) "l’ipotesi di una cittadella dei rifiuti da localizzare nel comune di Allumiere, ipotesi avanzata dal comune di Roma".
L'assessore De Angelis (FLI), autore di un'interrogazione parlamentare con il collega del PD Rugghia, dichiara che “Finora – si legge nella relazione – sulla scia del 'piano Marrazzo', si è fatto ricorso alla discarica con richieste di ampliamento, rimodulazioni, piuttosto che potenziare la raccolta differenziata e il trattamento secco/umido del rifiuto tal quale”.
E intanto il Comune di Roma versa annualmente alla società Co.la.ri. dell’imprenditore Manlio Cerroni la bellezza di 45 milioni di euro l’anno per 5mila tonnellate di pattume/die (anche se qualcuno suggerisce di più, fino a 120 milioni di euro annui per 9.276 tonnellate di rifiuti/die). 

Il problema è che la differenziata nel territorio non decolla, è infatti stimata al di sotto del 15% in media, nonostante i proclami di Gianni durante i comizi della parentopolissima Ama (vedete la puntata di "Presa diretta" andata in onda il 06/03). A ciò si affiancano degli impianti di produzione del CDR, vale a dire delle ecoballe, che funzionano male, producendo materiale inadatto ad essere incenerito. Poco importa infatti, le ecoballe-farlocche, prodotte con i soldi del solito Pantalone, o si scaricano tal quale in discarica (doppi costi per il povero contribuente), o si bruciano a prescindere nell'inceneritore di Colleferro, sotto inchiesta per aver utilizzato "rifiuti non trattati""modificato il sistema di rilevamento in automatico dei fumi dell’impianto stesso".


L'unica proposta decente che si trova in rete è a firma di Pedica (IDV) che, preso atto che "oltre al presente, preoccupa anche il futuro, perché Malagrotta è al 90% della saturazione e fra un anno Roma potrebbe ritrovarsi come Terzigno", in accordo con il WWF ha formulato un proposta quantomeno interessante, da realizzarsi con l'accordo di Alemanno, Zingaretti e Polverini.

"Proponiamo di far pagare ai cittadini una tariffa rifiuti non per la metratura della casa, come avviene adesso e che non distingue fra chi ricicla e chi no, ma, utilizzando sacchetti con il codice a barre, si potrebbe far pagare solo per quanta spazzatura viene prodotta non riciclabile. In questo modo si incentiva un comportamento virtuoso: più ricicli meno paghi. Un esperimento del genere è stato fatto a Colli Aniene e la percentuale di riciclaggio è arrivata al 70% in pochi mesi.
Bisogna dotare ogni casa di contenitori e sacchetti e costruire gli impianti di riciclaggio e compostaggio, che mancano nel Lazio, e che se non vengono realizzati immediatamente renderebbero inutile qualsiasi sforzo ecologico.
Una alternativa è possibile e oltre a dare la possibilità di un futuro sostenibile potrebbe essere fonte di risparmio per i cittadini e di guadagni per l'amministrazione (riciclare è redditizio!)."

Di seguito una testimonianza video del 2008. Vi segnalo che la situazione de allora è peggiorata:


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